Le strade del signor Mario («non metta il cognome, per carità») e quelle di sette ragazzi africani si incrociano all’ora di cena. Quando Mario torna rincasa a San Salvario dopo una giornata in ufficio, e gli altri iniziano il turno che finirà poco prima che albeggi. Sono spacciatori, nel quartiere tra Porta Nuova e il Valentino non sono una novità. «Ma prima facevano avanti e indietro sui marciapiedi, giravano per non dare troppo nell’occhio». Mentre adesso «si ritrovano lì, nella zona pedonale vicino a casa mia, tra la chiesa e la Casa del Quartiere. E non si schiodano più». Una novità che Mario fa coincidere con quell’altra che per molti nel quartiere è vista come la peggior iattura. Ossia «queste aree pedonali che hanno invaso la zona, tutte d’un colpo. Da via Principe Tommaso a via Lombroso, fino a corso Marconi e via Morgari». Un nuovo modo di pensare la mobilità, secondo il Comune. «Ma qui – sbotta Mario – di smart c’è solo lo spaccio. Perché per i pusher questo dedalo di strade a senso unico sono diventate vie di fuga perfette. Basta che piazzino una vedetta lì (indica l’angolo con via Belfiore) e hanno tutto il tempo di scappare, visto che polizia e carabinieri non possono arrivare in contromano». L’altra faccia di una stessa medaglia. Che per quelli come il signor Mario, che si è trasferito qui da poco e non è ancora riuscito a ottenere il cambio di residenza che gli permetterà di avere un posto “giallo”, deve trovar parcheggio in quelli blu. «Ed è già un’impresa di giorno. A volte ci vogliono quaranta minuti. Potete immaginare la sera, quando inizia la movida. Ma come fanno a ragionare così? Ma hanno provato a salire su una macchina e fare un giro per trovare un posto? Avrebbero scoperto che si inquina molto di più. A meno che non chiudano i locali e gli uffici. Così i pusher avranno ancora qualche spazio in più».